Fabrizio Bellanca si prepara e esporre una serie di lavori inediti in uno degli spazi comunali più suggestivi di Como, l’ex Chiesa di San Pietro in Atrio, per festeggiare i suoi primi 20 anni di attività artistica. Per l’occasione Fabrizio Bellanca esporrà oltre trenta opere quasi unicamente di grande formato, tra le quali i lavori sviluppati su lastre in acciaio, a specchio o spazzolato, disegnate e incise con un trapano dremel. Oltre alla particolare tecnica che crea effetti ton sur ton di cui Bellanca è ideatore e unico esecutore a livello Internazionale, non mancheranno le esplosioni di colore delle opere polimateriche, di cui fanno parte i pezzi della serie Paesaggio Onirico.
Riflessione dell’anima, titolo tratto da una serie di lavori monocromi esposti, non è solamente una mostra bensì una serie di appuntamenti organizzati dall’artista stesso in collaborazione con l’Associazione Culturale Erodoto che vedranno lo spazio cornice di 5 serate tra spettacolo e musica, inserite nel calendario di ES.CO (Estate a Como) promosso dal Comune stesso. La mostra offrirà inoltre al pubblico e ai turisti la possibilità di vivere l’arte sino alle 20.00 in settimana e la domenica, mentre il venerdì e il sabato i portoni dello spazio rimarranno aperti sino alle ore 24.00.
Già dalla serata inaugurale prenderà il via la serie di concerti gratuiti che trasformeranno l’esposizione in un ritrovo serale nel centro storico per gli amanti della musica e delle performance dal vivo.
Testi critici e curatela: Jessica Anais Savoia e Roberto Borghi
DAL 1 AL 15 AGOSTO 2008
EX CHIESA DI SAN PIETRO IN ATRIO – COMO
Qui di seguito il calendario degli eventi, in scena dalle ore 21.30:
Ven 1 Agosto
Concerto Pop Acustico
“Record Company Band”
Sara Cappelletti - Voce
Giorgio Torti - Chitarra
Daniele Sala - Contrabbasso
Christian Daniel – Drums
ore 21.30
Dom 3 Agosto
Performance “Blue Silk Project”
Matteo Giudici - Guitar
Raoul Moretti - Electroharp
Fabrizio Bellanca - Dremel
ore 21.30
Ven 8 Agosto
Poesia e Musica “Roma-Como solo andata”
Lorenzo Morandotti - Poems
Fabrizio Bellanca 2- Guitar Poems
ore 21.30
Sab 9 Agosto
Concerto Jazz in memoria del maestro Angelo Sala
Gruppo “Inside Colors”
Lorenzo Livraghi - Piano
Daniele Petrosillo - Bass
Stefano Pellegatta - Drums
ore 21.30
Dom 10 Agosto
Concerto
“Solo Piano”
Franco Napoli - Piano
ore 21.30
Gio 14 Agosto
Concerto Musica Etnica
“IDAKI”
Stefano Ravotti - digeridoo
Francesco Rizzo - digeridoo
Percussioni
ore 21.30
IMMAGINI DELLE OPERE
Di seguito alcune immagini delle opere che verranno esposte alla mostra. Per visualizzare quelle in alta risoluzione cliccate sul tasto "Visualizza in alta". Per scaricare quelle in alta cliccate invece con il tasto destro e selezionate la voce "Salva destinazione".
Fetus, 2006
Incisione con trapano dremel su lastra d'acciaio

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Piccola Jessica II, 2007
Dittico, olio e resina su tela

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Catch a star III, 2007
Trittico, abrasione su lastre d'acciaio a specchio

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Riflessioni dell'anima, 2007

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La sera del 14 giugno, in occasione della Notte Bianca di Como, la mostra Allarmi resterà aperta fino alle 24 e il pubblico potrà effettuare visite guidate. A partire dalle 19.30 in collaborazione con Asahi musica, gadget e birra gratis per tutti i visitatori della mostra. Il giorno successivo, domenica 15 giugno, la mostra seguirà invece sono l'apertura pomeridiana dalle 14.30 alle 19.30. Vi aspettiamo!Scarica l'invito per la Notte Bianca
L'Associazione Culturale Erodoto, in concomitanza con la collettiva di arte contemporanea Allarmi 2008, ha organizzato una piccola collettiva in un negozio di composizioni floreali di Como intitolata Il giardino dell'arte. La mostra, che unisce l'arte della natura a quella di quattro giovani artisti contemporanei, resterà aperta fino al 21 di giugno e vi invitiamo a partecipare a questo evento dal martedì al sabato in via Borgovico 39. Per maggiori informazioni potete leggere il breve catalogo pdf che potete scaricare da questo link
Al via l'edizione 2008 di Allarmi
Di Erodoto (del 21/04/2008 @ 15:06:13, in Allarmi, linkato 1441 volte)
ALLARMI 2008 - 3 percorsi per un’unica grande mostraLa quarta edizione di Allarmi si presenta quest’anno con alcune novità che ne sottolineano la crescita: dividere il percorso espositivo per temi, scelti e sviluppati dal comitato scientifico incaricato, sotto la direzione artistica dell’ideatrice di Allarmi, Cecilia Antolini.
Caserma de Cristoforis – COMO
30 maggio / 22 giugno 2008
Inaugurazione giovedì 29 maggio ore 18.30 / 21.00
OLTRE 50 artisti
3 curatori 3 temi 3 percorsi
Con il patrocinio di
Regione Lombardia, Provincia di Como, Comune di Como,
Esercito Italiano e Ordine degli Architetti di Como
ALLARMI 2008 - 3 percorsi per un’unica grande mostra
La quarta edizione di Allarmi si presenta con alcune novità che ne sottolineano la crescita: dividere il percorso espositivo per temi, scelti e sviluppati dal comitato scientifico incaricato, sotto la direzione artistica dell’ideatrice di Allarmi, Cecilia Antolini.
All’interno degli oltre mille metri quadrati, messi a disposizione dall’Esercito Italiano nella Caserma De Cristoforis di Como, i tre curatori – Ivan Quaroni, Alessandro Trabucco e Alberto Zanchetta – svilupperanno tre progetti, ognuno contraddistinto da un diverso colore: rosso, blu e giallo
Per la prima volta in Italia un’unica mostra affronterà tre temi equamente divisi nello spazio per offrire al pubblico un innovativo e ampio spaccato delle tendenze artistiche contemporanee tra installazioni, assemblaggi, sculture, dipinti, video e fotografie.
Ma non è tutto. Oltre a confermarsi una vetrina di rilievo per le giovani promesse, Allarmi 2008 darà per la prima volta spazio a una serie di singolari confronti con artisti di fama internazionale, come Murakami, Manetas, Hernandez, instaurando un dialogo che sottolinea la complicità e la qualità delle scelte dei curatori.
Altra novità è la collaborazione tra l’arte contemporanea e il design, come sottolineato dall’intervento di diverse aziende del settore (B&B, Desalto, Porro, Serralunga, Zanotta) nel percorso espositivo di “Astero”.
Percorso Rosso
“Weirdie, freaky, crazy Pop”: le influenze della cultura di massa nell’arte contemporanea, a cura di I.Quaroni
Percorso Blu
“L’uno è il molteplice”: l’identità personale e le sue molteplici forme nel contesto attuale, a cura di A.Trabucco
Percorso Giallo
“Astero”: le fluttuazioni del senso e della forma (in uno sconfinamento che è coincidenza, contiguità, complicità) tra opere d’arte e di design, a cura di A.Zanchetta
WEIRDIE, FREAKY, CRAZY POP – DI IVAN QUARONI
“L'ipotesi critica riguarda l'insorgere di nuove forme di Pop, influenzate profondamente dalla cronaca, dal folclore, dalla letteratura popolare, dal cinema fantastico e, ovviamente, da fumetto, illustrazione e videogame. La specificità del nuovo Pop consiste, oltre che nella capacità di esprimersi attraverso linguaggi immediatamente decodificabili, nel ricorso a forme inedite di retro cultura. Un tema centrale è la sospensione tra fabulistico e realistico, tra sublimità e deformità, tra grazia e orrore, entro una dimensione di relativismo nevrotico e caotico che inveri le tesi di Hans Sedlmayr sulla Perdita del Centro”.
Silvia Argiolas, Vanni Cuoghi, Oliver Dorfer, Sarah Geraci, Massimo Gurnari, Elena Monzo, Laurina Paperina, Elena Rapa, Michael Rotondi, Paola Sala, Giuliano Sale, Spider, Giuseppe Veneziano a dialogo con opere di Ana Bagayan, Catalina Estrada, Elizabeth McGrath e Takashi Murakami
L’UNO È IL MOLTEPLICE – DI ALESSANDRO TRABUCCO
“Il concetto di identità sta cedendo sempre più il posto all'idea di entità, con la conseguente perdita del senso intimo di personalità e individualità. Il singolo cede di fronte all'avanzamento del molteplice e dello stereotipato. Identità debole, identità forte. La selezione degli artisti vuole rappresentare una riflessione sulla contemporaneità quale complesso e problematico rapporto tra la vita relazionale reale e la sublimazione della realtà per mezzo della tecnologia, tra il mondo realmente esperito e vissuto nella sua completezza e quello immaginato e reinventato da esigenze di differente natura, tra il proprio bagaglio culturale e la difficoltà di integrazione con altre realtà sociali”.
Gazira Babeli, Marco Manray Cadioli, Pierluca Cetera, Veronica Dell’Agostino, Todd Deutsch, Alessandro Di Giugno, Laura Fantacuzzi, Francesco Garbelli, Michelangelo Galliani, Miltos Manetas, Barbara Nahmad, Silvia Negrini, Stefania Romano, Elettra Ranno, Simone Schiesari, Paolo Schmidlin, Gabriele Silvi, Nicola Vinci, Alessia Zuccarello
ASTERO – DI ALBERTO ZANCHETTA
“Astero è il tentativo di introdurre nello spazio del vissuto un’esperienza estetica legata a una memoria fisica degli oggetti. Dal rendez-vous tra opere d’arte e di design prende forma un itinerario eterogeneo, una collezione effimera quanto bizzarra; ogni stanza sarà convertita in una camera delle meraviglie atta a rinfocolare il demone dell’analogia oltre che il sentimento di curiosità e stupore dello spettatore (così come la meraviglia passa attraverso gli oggetti, allo stesso modo la collezione è un sapere che passa attraverso gli oggetti) secondo uno spirito «di adattamento» e «di arredamento» che non cerca accostamenti in stile ma più verosimilmente in cantiere. Relazione/reazione con cui si intende far interagire i linguaggi dell’arte - in un’etimologia estesa, o di slittamento cognitivo”.
Riccardo Baruzzi, Riccardo Benassi, Pierluigi Calignano, Andrea Chiesi, Nicolas Deshayes, Flavio Favelli, Paolo Grassino, Diango Hernández, Hubert Kostner, Simone Lucietti, Nero, Gioacchino Pontrelli, Giordano Pozzi, Simone Racheli, Andrea Renzini, Nicola Toffolini. Special guest Aldo Cibic.
Le opere saranno in rapporto dialettico con oggetti di design firmati da Chris Howker, Arik Levy, Piero Lissoni, Carlo Mollino, Denis Santachiara e opere grafiche di Nobuyoshi Araki, Jim Dine, Jenny Holzer, Jonathan Monk, Tomas Saraceno.
INFORMAZIONI:
Sede: Como, Caserma De Cristoforis (piazzale Monte Santo 2)
Orario: dal martedì al venerdì 14.30 -18.30; Sabato e domenica 11.00 -19.30. Lunedì chiuso
Ingresso libero
Inaugurazione giovedì 29 maggio dalle ore 18.30 alle 21.00
14 Giugno: Notte Bianca a Como
La mostra rimarrà aperta sino alle ore 24.00
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CONTATTI:
Ufficio Stampa e organizzazione
Associazione Culturale Erodoto
Via Dante Alighieri 133
22100 Como
Tel. + 39 031 2494446
Mob. + 39 393 2062793
E-mail acerodoto@gmail.com
Maggiori informazioni sui siti:
www.allarmicomo.com
www.erodoto.org
Spose in Viaggio: Intervista a Silvia Moro
Di Erodoto (del 21/04/2008 @ 11:31:48, in Spose in Viaggio, linkato 1526 volte)da bridesontour.fotoup.net
Abbiamo incontrato Silvia al suo ritorno a Milano. Una lunga chiacchierata per parlare del progetto Brides on tour. Ecco cosa ci ha raccontato
di Amedeo Novelli
Spiegaci come è nato Spose in viaggio?
Il progetto è nato da un incontro con Pippa. Tutto è cominciato dall'immagine di una sposa in viaggio in autostop. Sebbene avessi meno esperienze di viaggi di questo tipo, rispetto a quella ormai consolidata di Pippa, come folgorata dall'idea di questa sposa errante ho accettato la sua proposta senza esitazioni. Da quel momento ci siamo buttate a capofitto nel lavoro di sviluppo del progetto, ciascuna con la propria poetica e ricerca artistica. Abbiamo così via via arricchito l’immagine iniziale, nel rispetto delle differenze che ci distinguevano, con i contenuti che ci hanno poi guidato per tutta la durata del viaggio. Due viaggi paralleli uniti dal medesimo progetto: le spose in viaggio.
Il vestito da sposa è l'elemento simbolo del progetto. Qual è il vero senso di questa scelta?
L'abito da sposa, anzi la figura della sposa è un'immagine con un altissimo potere simbolico. Un potere così grande che l'abito bianco è diventato un'icona capace di oltrepassare i suoi confini religiosi. L’abito da sposa è soprattutto il simbolo del matrimonio fra la terra e il cielo, fra le genti, le culture e le diversità. Anche il fatto di essere in due ha poi un suo significato, perché il due è il numero del femminino, del procedere, dell’incontro con l’altro e con la diversità. Due spose intenzionate ad incontrare, a conoscere aspetti dell’universo femminile nei paesi che avrebbero attraversato nel loro viaggio, molti dei quali ancora sconvolti da guerre e conflitti più o meno recenti. Perché la sposa è anche un simbolo di purezza, capace di generare la vita.
Quali erano gli obiettivi di Spose in viaggio?
In ultima analisi questa lunga performance, questo viaggio in autostop attraverso i paesi sconvolti dalle guerre era finalizzato alla diffusione di un messaggio di pace, di fiducia nelle persone che avremmo incontrato lungo il nostro percorso. Volevamo essere testimoni dei rapporti di reciprocità fra le diverse culture, con particolare riferimento alla figura e al ruolo femminile, raccogliendo documentazioni scritte, ma anche video e fotografie di questi incontri, delle vite, dei lavori e delle condizioni delle donne.
E come in una vera performance itinerante eravamo pronte anche ad assistere
alle variabili,intrinseche alle performance realizzate in luoghi pubblici,dove lo spettatore e l’artista si confondono l’un l’altro.
Ostetriche e ricamatrici, perché?
Pippa ha individuato come punto nodale della sua ricerca artistica un gesto altamente simbolico: lavare i piedi alle ostetriche per onorare il mestiere più antico del mondo ,che rende possibile la nascita. Registrando le loro voci le invitava a spiegare cosa significava per loro la nascita, la vita a cui loro stesse contribuivano ogni giorno col loro mestiere. Un incontro e un confronto sereno che quasi sempre faceva emergere anche le loro paure, le loro gioie e le loro sensazioni al momento in cui diventavano madri a loro volta.
Le ostetriche a volte venivano contattate direttamente da Pippa, altre volte dalle stesse famiglie che ci stavano ospitando.
Prima di incontrare Pippa alcune di loro erano perplesse, quasi diffidenti, perché non comprendevano il significato del lavare loro i piedi. Come d'incanto però, giunte di fronte a Pippa era come se scattasse qualcosa in loro: le vedevo sedersi in totale fiducia, affidare i propri piedi alle mani della mia compagna, rispondere alle domande, emozionarsi, donandole a volte alcune risposte del tutto sorprendenti.
Come è nata invece l'idea del ricamo?
Io ho scelto di incontrare le ricamatrici locali e le artiste perché il ricamo è da sempre un elemento centrale degli abiti da sposa e non solo. Le donne del mediterraneo conoscono il ricamo da tempi davvero antichissimi e questa tecnica di decorazione ha varcato i confini tra culture molto prima che lo facessero le persone stesse. Desideravo che le ricamatrici incontrate lungo il percorso da Milano alla Palestina facessero degli interventi sul mio abito affinché esso stesso diventasse la testimonianza della contaminazione fra le culture con cui sarei entrata in contatto durante il viaggio.
Ho visto così il mio abito cambiare giorno dopo giorno, grazie a mani e pensieri diversi, trasformandomi da “sposina” occidentale in una figura che era in qualche misura la sintesi di tutte le spose. Presto ho anche scoperto che il mio stesso abito era diventato un mezzo di comunicazione: alle donne che incontravo potevo spiegare il nostro percorso e il progetto anche solo mostrando i ricami via via aggiunti all’abito originale.
Tutti i nostri incontri sono avvenuti all'interno di abitazioni private, di ospedali oppure presso una serie di gallerie d’arte come è successo all’Alkatraz a Ljubliana, al Museo di Arte Contamporanea di Banja Luca, al Some Space e Ars Aevi a Sarajevo, al Magazin in Kraljevica Markain a Belgrado, e all'Artik e BM Suma a Istanbul.
Dopo quanto accaduto a Pippa, molti hanno criticato soprattutto la scelta dell'autostop. Ce ne spieghi il significato?
Abbiamo optato per questo modo di viaggiare perché presuppone una scelta di fiducia nel prossimo che ti permette di entrare in contatto diretto con le persone del luogo. Perché è un mezzo lento e senza mediazioni economiche.
Che tipo di persone si fermavano per darvi un passaggio?
Direi che non è possibile tracciare un profilo unico, anzi la meraviglia che scaturiva era data dal fatto che nel nostro percorso siamo state aiutate od ospitate da ogni genere di persone: contadini, studenti, lavoratori, camionisti ma anche manager o uomini d'affari.
E cosa pensavano vedendo voi due sul ciglio della strada di bianco vestite?
Qualcuno ci scambiava per due angeli, qualcuno per due spose in fuga, altri ancora si fermavano proprio per chiederci che cosa ci facessimo nel mezzo della Bosnia vestite da sposa e in autostop. Alcuni, invece, senza fare domande ci davano un passaggio per la semplice ragione che lo si deve fare e basta.
Ci sono state situazioni che ti hanno colpito in modo particolare?
Sì molte. Qualcuno per esempio si è spinto 120 km oltre il proprio percorso, pur di accompagnarci sino alla frontiera. Altri ci hanno offerto pranzi in meravigliosi villaggi di cui non conoscevamo nemmeno l'esistenza. Una volta, perfino un tassista ha rinunciato al suo guadagno e ci ha accompagnato nei pressi della nostra meta. Qualcuno ci ha addirittura fatto fare più di una deviazione pur di farci incontrare la propria comunità. Perfino in un'area di servizio in mezzo al nulla abbiamo trovato persone desiderose di incontrarci, di parlare con noi anche se solo attraverso gesti e parole.
Dove dormivate e chi vi ospitava di solito?
Siamo riuscite a sviluppare gran parte dei contatti prima della partenza, grazie alla collaborazione di amici che contattavano altri amici, all’appoggio di associazioni. Talvolta le gallerie d’arte stesse hanno procurato una stanza in albergo, grazie alla rete Servas, un network di ospitalità internazionale che non ha fini di lucro. In questo modo siamo state ospitate dalle persone più disparate: pensionati, artiste, sognatori ma anche tante persone “normali”.
La gran parte delle persone ci ha ospitate senza conoscerci e senza nemmeno immaginare che cosa potesse significare ospitare due spose in viaggio che avrebbero riempito i loro soggiorni ordinati di tutti i loro bianchi orpelli, elaborati, perline, pizzi e panni stesi, eppure senza batter ciglio siamo sempre state accolte calorosamente. Abbiamo potuto sederci alla tavola dei nostri ospiti e conoscerli come se fossimo parte delle loro famiglie.
Chi ha finanziato e sostenuto il progetto?
Il progetto è stato autofinanziato: sia io che Pippa abbiamo entrambe un lavoro, grazie al quale ci è sempre stato possibile continuare le nostre ricerche e realizzazioni artistiche. Abbiamo lavorato veramente sodo ogni giorno per sviluppare una rete di contatti disposti a capire la nostra performance e darci ospitalità, scrivendo, telefonando e usando il web. Nessuno ha dato un contributo economico diretto al progetto, ogni nostro collaboratore non ha né dato né ricevuto denaro. Anzi, con nostro grande stupore, giorno dopo giorno abbiamo assistito alla creazione di un vero e proprio network di persone e aziende che hanno creduto nel progetto Spose in viaggio. Come Byblos, e in particolare Masha Facchini, che ha sostenuto la realizzazione dell’abito e che ci apriva le porte della Byblos Art Gallery per la nostra prima mostra in italia. Come Fotoup.net che ha messo a disposizione la sua redazione e ha creato il nostro sito web. Come Terra del Fuoco che ci ha procurato un registratore digitale. Come JVC che ha fornito le videocamere. Come l’associazione culturale Casa Morigi, l'associazione culturale Erodoto, Love Difference, Franca Bertagnolli, e tanti tanti altri, amici di amici, artisti, ispiratori ed ispiratrici che hanno collaborato al componimento di questo progetto e alla sua realizzazione.
Quali sono le tue considerazioni oggi?
Il valore e il significato del nostro progetto è stato confermato giorno dopo giorno dalla ricchezza dei nostri incontri. La performance non portava avanti un messaggio di protesta ma ha sempre avuto come unico obbiettivo l’incontro con l’altro attraverso la fiducia, per raccontare le persone, le differenze e il loro superamento come fonte di arricchimento e non come limite.
Viaggiare con mezzi semplici è importante, mette concretamente in relazione le persone nella condivisione di un tragitto, di un silenzio, di un sorprendente paesaggio,di un thè o di un pasto. Allontanarsi dai voli in business class per viaggiare a piedi consente di comprendere dove ci si trova e, comprendere il “dove”, permette di accettare le diversità e di viverle come punto di partenza per la costruzione di relazioni pacifiche.
Poi però a Pippa è successa una cosa terribile. Non pensi che questo cambi un po' le cose?
La tragica morte di Pippa ovviamente dimostra quanto possa essere ancora pericoloso e difficile cercare di mettere in pratica relazioni pacifiche e costruttive nel nome delle diversità, ma non bisogna arrendersi. Ora più che mai, non dobbiamo avere paura del prossimo, dobbiamo andare avanti, continuare a superare barriere politiche e culturali cercando di entrare in contatto con le persone, condividendo per quanto possibile la loro vita, le loro abitudini e la loro cultura.
Cosa pensi di quanto accaduto a Pippa?
In questo momento in me c’è il rifiuto che questo viaggio, che parla di matrimonio fra le genti, sia stato interrotto da un mostro. Ma i mostri non hanno nessun passaporto né nazionalità. Sono una milionesima minoranza che non deve assolutamente impedirci di andare avanti a ribadire l’importanza dell’incontro in nome delle diversità, della loro comprensione e della loro accettazione. Dobbiamo usare qualsiasi mezzo possibile a nostra disposizione per parlare di pace e rifiutare qualsiasi forma di guerra e di violenza sulla terra. Pippa ci ha lasciato qui ora con molti quesiti, in questo indiscutibile dolore, sorprendendoci per come, suo malgrado, stia assolvendo al ruolo di artista, che, destabilizzando le nostre certezze, ci spinge violentemente a chiederci che cosa sia arte, che cosa sia vita e che cosa sia pace. E ci lascia il compito di non arrenderci alle forti contraddizioni che il vivere stesso ci presenta.
Cosa ne sarà del vostro progetto, del vostro viaggio?
Nel nostro progetto iniziale avevamo pensato a una serie di mostre in Italia ma volevamo anche sviluppare un'esposizione itinerante conclusiva presso le gallerie e i musei che ci avrebbero via via ospitato durante il nostro tragitto dall'Italia alla Palestina. Io sono fortemente determinata a far sì che tutto ciò diventi realtà.
Il viaggio delle spose riprenderà là dove si è interrotto?
Oggi credo ci sia bisogno di riposo e silenzio. Ma ogni giorno di più mi vado convincendo che per onorare il nostro progetto e le intenzioni di Pippa, sia doveroso non interromperlo a Istanbul. Se non arrivassi in Israele mi sembrerebbe di tradire la mia compagna e con lei tutte le persone che abbiamo incontrato, tutte le persone che hanno creduto al messaggio che stavamo diffondendo. Al momento però non so dirvi né come, né quando. Posso solo anticipare che, sparse lungo il nostro tragitto, diverse artiste si sono dette intenzionate a indossare l’abito da sposa per completare questo viaggio interrotto.
In memoria di Pippa Bacca
Di Erodoto (del 21/04/2008 @ 11:23:26, in Spose in Viaggio, linkato 1285 volte)Sulla strada destinata al cuore
Quando si gira un giroscopio colorito, si vede un colore solo: il bianco.Il bianco si rileva la sua integrita' quando tutti i colori si uniscono e si riflettono la loro energia. Il colore bianco significa la pace. Il bianco e' la purita' e la sincerita', la serenita'. Il bianco e' la novita'. Il bianco signifa di essere aperto al cambio.. Il bianco assorbe le variazioni e si riflette gli effetti a noi. Il bianco si influenza delle cose e poi gli rifletta. Sul bianco si vede il tempo che passa, il flusso che scivola. Una sposa vestita in bianco rispecchia una pagina nuova, la purita' e la serenita'. Due amiche, Pippa Bacca e Silvia Moro, hanno realizzato il significato di bianco tanto tempo prima del mese di marzo e si sono partiti con il loro abiti di sposa addosso. Hanno sognato di farci ricordare delle queste belezze e volevano portarci i suoi effetti. "Il viaggio e' un ideale e questo ideale assomiglia di una stella che non ci raggiungiamo mai. La stella, come fa vedere i marinai la loro destinazione, ci fa vedere la nostra destinazione anche a noi" ha detto un filosofo. Chissa' se questo e' vero per i tutti pero' per alcuni con le ideali suoi e' tanto vero. Loro sono andati avanti per realizzare le loro ideale e hanno desiderato di dividerle con noi. Oggi, ci siamo incontrati con una di questi viaggi. Come una idea, e' difficile di realizzare pero' porta un grande mesaggio spirituale. La loro destinazione comprende molti civilizationi di Europa e include la terra sacra di Gerusalemme. Un viaggio bianco puro, serene. Arrivano le spose. Purtroppo oggi siamo arrivati ad un altro livello di questo viaggio, un livello che nessuno l'ha progettato. Oggi Pippa Bacca si e' lasciata questo viaggio solo fisicamente. Lo spirito che lei portava ci ha gia' raggiunto. Lei ci ha mostrato come si realizzano i sogni, senza arrendersi al riguardo del livello di difficolta'. Ci ha ricardato che la pace e' difficile di ottenere pero' una si deve provare. Lei voleva farci vedere che la pace e una questione di integrita'. La strada per la pace attraversa proprio dentro di noi. Lei ha preso il primo passo per il coraggio, per la pace. Noi non siamo Pippa Bacca o Silvia Moro pero' le capiamo molto bene. Le loro emozioni e quello che volevano ottenere hanno un gran valore per noi. Noi riusciamo da vedere la luce sulla strada che hanno aperto per noi. Pippa ci riscalda con la sua sincerita'. Lei ci ha insegnato che la voglia e la determinazione di cambiare delle cose che troviamo ingiuste si trovano proprio dentro di noi. Ascoltare ed essere una parte delle emozioni e dei pensieri di Silvia, essere testimone dell'amicizia dei due nazioni e essere emozionamente insieme con la famiglia di Pippa ma sopratutto conoscere Pippa era un'esperienza bellissima. Abbiamo fatto tutti questi insieme, in solidarieta' e in pace, quanta bella. Pippa, ti mandiamo nostri garndi affetti e tutto il nostro amore. Ti ringraziamo per disegnarci questa strada per la pace assieme con Silvia e specialmente per includerci nel tuo viaggio destinato al suo interiore proprio.
SERCAN DUYGAN (translated by Pelin Levend)
A Pippa
Abito bianco
per andare a nozze con la tua morte
e con quella di noi tutti
Ti sei vestita di bianco
ma siccome la tua anima mi sente
ti vorrei dire che la morte
non ha la faccia della violenza
ma che è come un sospiro di madre
che viene a prenderti dalla culla
con mano leggera
Non so cosa dirti
io non credo nella
bontà della gente
ho già sperimentato tanto dolore
ma è come se vedessi la mia anima
vestita a nozze
che scappa dal mondo
per non gridare
Alda Merini
La stessa speranza con cui ha voluto questo viaggio, la stessa tenacia con cui ha sempre respinto qualsiasi obiezione sulle modalità di compimento dello stesso. L’abbiamo allertata diverse volte su quelli che potevano essere i pericoli reali di questa performance, ma invano. Ci ha sempre rassicurati raccontandoci le sue esperienze passate, e noi non abbiamo potuto fare altro che sostenere una volontà così forte, sedotti dall’idea che ci si potesse ancora fidare del prossimo, come lei stessa sosteneva e che l’abito bianco, e il messaggio di pace e fratellanza di questo viaggio, sarebbero stati lo scudo protettore dal male.
Ricordo la partenza in Via Morigi 8, l’8 marzo. Una mattinata speciale, vivace, viva, sotto tutti punti di vista. Ricordo l’abbraccio, la commozione e le parole strette al cuore: “ci rivediamo presto”. Poi via, in sella alle due vespe, si allontanavano dalla musica, gli applausi e quella stretta al petto che tutti sentivamo dentro, una morsa che nascondeva l’esigenza di rassicurarci che tutto sarebbe andato bene.
Non ci è ancora chiaro perché quel maledetto 31 marzo sia partita da sola dandosi appuntamento con Silvia a Beirut qualche giorno dopo. Sappiamo solo che è stato, come potevamo immaginare, un imperdonabile errore. Purtroppo siamo venuti a conoscenza di questa scelta solo a cosa fatta, troppo tardi quindi per tentare di farla tornare indietro, impotenti ormai davanti a tutto.
Davanti a quello che malauguratamente ci può accadere, davanti alla cattiveria, l’odio, la superficialità e la brutalità di questo mondo, il nostro mondo, nulla può servire a salvarci, neppure il verde, o l’arte, neppure le migliori intenzioni né la ferma credenza nella pace e nel messaggio di cui siamo latori.
Questa volta Pippa non ce l’ha fatta, lasciando in noi il buio, la sfiducia, il dolore. Con lei non ce l’abbiamo fatta neppure noi tutti, incoscienti sognatori, ricercatori di un mondo migliore.
Non dimenticheremo mai quello che è successo, ogni giorno della nostra vita, portandoci a riflettere sul senso della nostra esistenza e quello di questo mondo. Cercheremo la forza dentro di noi per lottare sino all’ultimo affinché le buone azioni non vengano mai dimenticate o nascoste, ma che servano a ricordare che qualcosa di buono, in fondo, tra gli esseri umani, è rimasto. Mi riferisco a tutte le persone che hanno creduto e costruito insieme questo progetto, compresi tutti coloro che hanno incontrato amichevolmente le spose durante il loro viaggio, ospitandole e tendendo una mano di fratellanza, stima e amicizia. Se non fosse stato per quel 31 marzo avremo avuto altre centinaia di persone da ringraziare, altre fotografie da pubblicare, altri racconti da ascoltare. Ne sono certa. Ma non sarà così.
In questo giorno di dolore non ci resta che ricordare e parlare di tutto quello che è stato fatto e detto. Lo faremo sempre, perché la scomparsa di Pippa porti con se un messaggio che non deve essere dimenticato, quello della ricerca ostinata e difficile della pace e del rispetto tra le persone e i popoli, ma soprattutto il rispetto della donna in quanto generatrice di vita e portarice di gioia.
Un sincero cordoglio da parte mia e di tutta l’Associazione Culturale Erodoto alla famiglia, a Giovanni, a Silvia, e a tutti gli innumerevoli amici e colleghi di Pippa.
Con immenso affetto e sentito dolore ti auguro, ancora una volta, buon viaggio.
Jessica Anais Savoia
Revolver: L’arte e il sociale insieme per una mostra a Como
Di Erodoto (del 01/04/2008 @ 12:49:25, in Mostre, linkato 1201 volte)
La differenza fra la genialità e la stupidità è che la genialità ha i suoi limiti. (A. Einstein)“Cos’è la follia se non l’eccessiva razionalità o irrazionalità? Non è forse l’arte stessa l’applicazione della parte irrazionale e istintiva insita in ognuno di noi, il riaffiorare dell’inconscio?” (intervento tratto del testo a catalogo, a cura di J.A.Savoia) Dall’11 al 14 aprile 2008 le sale del Centro Diurno di Via Vittorio Emanuele ospiteranno, per il terzo anno consecutivo, una mostra di pittura e scultura contemporanea organizzata da volontari del Centro e alcuni artisti lariani. L’iniziativa è nata tre anni fa grazie all’amicizia e la collaborazione instaurata tra alcuni studenti comaschi dell’Accademia di Brera e Daniela Bricola del D.S.M. di Como. Quest’anno l’appuntamento si presenta con due novità: la produzione di un catalogo e l’organizzazione di un laboratorio contestuale alla mostra. Il titolo, Revolver, vuole essere una provocazione, un gioco di parole e significati che trovano la loro radice nello spagnolo e nell’inglese: rivoltarsi, girare, ricominciare, dare una svolta. Ma anche rivoltella, capovolgere, tornare. Su questi temi 11 artisti comaschi si confrontano con la produzione di opere spesso inedite e prodotte appositamente per la manifestazione: Fabrizio Bellanca, Krystian Di Camillo, Alessandro Filardo, Giovanni Lucini, Mr Degrì, Emanuele Prina, Danilo Quovadis, Federica Rovelli, Marino Salvetti, Giuseppe Tattarletti, Moreno Zanibellato La manifestazione è promossa e sostenuta dall’associazione NEP con la collaborazione del Centro Diurno del DSM dell’ Azienda ospedaliera S.Anna di Como, sotto il coordinamento artistico di Daniela Bricola e Laura Beretta. A collaborare è anche l’Associazione Culturale Erodoto dal cui sito internet sono visibili aggiornamenti e galleria fotografica.
GALLERIA FOTOGRAFICA
Informazioni Tecniche
Collettiva d’arte contemporanea
Cocktail di vernissage 11 aprile 2008, dalle ore 18.00
Dall’11 al 15 aprile 2008
Presso il Centro Diurno dell’Azienda Ospedaliera Sant’Anna
Via Vittorio Emanuele 112 - Como
Orari: sabato 12 e domenica 13 dalle 11.00 alle 20.00
lunedì 14 e martedi 15 dalle 11.00 alle 18.00
Conferenza stampa
Venerdi 4 Aprile ore 10.30
Coffee Break
Centro Diurno, Via Vittorio Emanuele 112, Como
Per maggiori informazioni tel 031 3314734/6

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