Conoscevo Pippa da un anno ormai, da quando mi ha contattata telefonicamente per parlarmi di questo viaggio. Pippa, vestita sempre di verde, con il suo sorriso e la sua fiducia nell’arte e nelle persone. La voglia di affrontare la vita a suo modo, con positività e con una fiducia intramontabile nei confronti del prossimo, con eterna voglia di sognare e creare. Me la ricorderò per sempre, con la sua bicicletta, il suo cesto sempre pieno zeppo di cose: arrivava così a Milano, sotto il sole o la pioggia, poco importa, arrivava sempre, sempre vestita di verde, verde speranza.
La stessa speranza con cui ha voluto questo viaggio, la stessa tenacia con cui ha sempre respinto qualsiasi obiezione sulle modalità di compimento dello stesso. L’abbiamo allertata diverse volte su quelli che potevano essere i pericoli reali di questa performance, ma invano. Ci ha sempre rassicurati raccontandoci le sue esperienze passate, e noi non abbiamo potuto fare altro che sostenere una volontà così forte, sedotti dall’idea che ci si potesse ancora fidare del prossimo, come lei stessa sosteneva e che l’abito bianco, e il messaggio di pace e fratellanza di questo viaggio, sarebbero stati lo scudo protettore dal male.
Ricordo la partenza in Via Morigi 8, l’8 marzo. Una mattinata speciale, vivace, viva, sotto tutti punti di vista. Ricordo l’abbraccio, la commozione e le parole strette al cuore: “ci rivediamo presto”. Poi via, in sella alle due vespe, si allontanavano dalla musica, gli applausi e quella stretta al petto che tutti sentivamo dentro, una morsa che nascondeva l’esigenza di rassicurarci che tutto sarebbe andato bene.
Non ci è ancora chiaro perché quel maledetto 31 marzo sia partita da sola dandosi appuntamento con Silvia a Beirut qualche giorno dopo. Sappiamo solo che è stato, come potevamo immaginare, un imperdonabile errore. Purtroppo siamo venuti a conoscenza di questa scelta solo a cosa fatta, troppo tardi quindi per tentare di farla tornare indietro, impotenti ormai davanti a tutto.
Davanti a quello che malauguratamente ci può accadere, davanti alla cattiveria, l’odio, la superficialità e la brutalità di questo mondo, il nostro mondo, nulla può servire a salvarci, neppure il verde, o l’arte, neppure le migliori intenzioni né la ferma credenza nella pace e nel messaggio di cui siamo latori.
Questa volta Pippa non ce l’ha fatta, lasciando in noi il buio, la sfiducia, il dolore. Con lei non ce l’abbiamo fatta neppure noi tutti, incoscienti sognatori, ricercatori di un mondo migliore.
Non dimenticheremo mai quello che è successo, ogni giorno della nostra vita, portandoci a riflettere sul senso della nostra esistenza e quello di questo mondo. Cercheremo la forza dentro di noi per lottare sino all’ultimo affinché le buone azioni non vengano mai dimenticate o nascoste, ma che servano a ricordare che qualcosa di buono, in fondo, tra gli esseri umani, è rimasto. Mi riferisco a tutte le persone che hanno creduto e costruito insieme questo progetto, compresi tutti coloro che hanno incontrato amichevolmente le spose durante il loro viaggio, ospitandole e tendendo una mano di fratellanza, stima e amicizia. Se non fosse stato per quel 31 marzo avremo avuto altre centinaia di persone da ringraziare, altre fotografie da pubblicare, altri racconti da ascoltare. Ne sono certa. Ma non sarà così.
In questo giorno di dolore non ci resta che ricordare e parlare di tutto quello che è stato fatto e detto. Lo faremo sempre, perché la scomparsa di Pippa porti con se un messaggio che non deve essere dimenticato, quello della ricerca ostinata e difficile della pace e del rispetto tra le persone e i popoli, ma soprattutto il rispetto della donna in quanto generatrice di vita e portarice di gioia.
Un sincero cordoglio da parte mia e di tutta l’Associazione Culturale Erodoto alla famiglia, a Giovanni, a Silvia, e a tutti gli innumerevoli amici e colleghi di Pippa.
Con immenso affetto e sentito dolore ti auguro, ancora una volta, buon viaggio.
Jessica Anais Savoia